Chi prende il ruolo scomodo

Ogni titolo di squadra ha un posto che fa meno scena. Supporto, ancora, ultimo in difesa, chi guarda la mini-mappa. Se quel posto cade sempre sulla stessa persona, la serata ha già un regolamento non scritto, e di solito è un regolamento cattivo.

Tabellone accanto a due postazioni, metafora dell'assegnazione dei ruoli
I ruoli si scrivono prima. La lobby è solo la conferma.

Prima della coda

La lobby ha un timer. Il timer è il peggior mediatore possibile. Chi parla più forte prende il ruolo visibile, chi arriva mezzo minuto dopo prende l’altro. In club questo accade in pubblico. La soluzione è noiosa e funziona: un messaggio il giorno prima, cinque nomi, cinque posti. Se qualcuno manca, si scala, non si rinegozia a voce alta.

Rotazione, non sacrificio

Una mappa a testa sul ruolo scomodo è più onesta di un «io lo faccio sempre». Se una persona è chiaramente più brava in quel posto, si può chiedere, non imporre. La differenza si sente. Chi accetta di restare lì per tre mappe merita almeno di scegliere il titolo della serata dopo.

Capitano di serata

Non è chi fa più danni. È chi tiene i tempi, chi ricorda l’ultima partita, chi parla con l’altro tavolo se c’è un match amichevole. Se il playmaker è anche il capitano, ogni discussione tecnica diventa una discussione di potere. Separate i mestieri. Il gruppo resiste di più.

Livelli misti

Il giocatore più esperto non dovrebbe occupare il ruolo che «fa vedere». Dovrebbe coprire i buchi che gli altri non vedono ancora. In cooperativa questo è naturale. In un 5v5 è un atto politico. Ditelo così, senza ironia: stasera chi ha più ore fa da colla. La settimana dopo si inverte, o si cambia genere. Il catalogo serve anche a questo: alcuni titoli perdonano il dislivello, altri no.

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